03/02/12

La visione di Costantino e l'Arco di Malborghetto - 4. Il Labarum.


4. Il Labarum.  


Ma come era fatto esattamente questo simbolo, il Labarum ?

Ripartiamo dal racconto di Eusebio di Cesarea, nel brano della Vita di Costantino I, 30-31, e leggiamo:

" La sua foggia era la seguente. In un'alta asta ricoperta d'oro s'innestava un braccio trasversale in modo da formare una croce; in cima a tutto era fissata una corona intessuta di pietre preziose e oro.        Su questa corona due segni, indicanti il nome di Cristo, mostravano per mezzo delle prime lettere  ( con il rho che si incrociava giusto nel mezzo ), il simbolo della formula salvifica:     l'imperatore prese poi anche in seguito questo monogramma inciso sul suo elmo.       Al braccio trasversale che era infisso nell'asta, si trovava sospesa una tela di gran pregio...    Di questo segno salvifico l'imperatore si servì sempre contro tutte le forze avversarie e nemiche, e ordinò che altri oggetti simili ad esso fossero messi alla testa di tutti i suoi eserciti.    "

Sappiamo, non soltanto da questa descrizione, ma soprattutto dalle centinaia di riproduzioni su monete, e monumenti che la foggia del Labarum era questa:



Un simbolo realizzato con le prime due lettere dell'alfabeto greco della parola Cristo: Chi (χ) e Rho, (ρ).

Ma il Labarum ha sempre comportato per gli storici un piccolo grande rompicapo.  Per vari motivi:  Innanzitutto Lattanzio, nonostante la descrizione particolareggiata della Visione, ignora il Labaro, e non lo cita nel suo racconto. Lattanzio parla di un monogramma, ma non specifica che si tratti del Labaro, così come è pervenuto fino a noi.  In secondo luogo nelle molte scene raffigurate sull'Arco di Costantino al Foro Romano, che venne eretto soltanto tre anni dopo la battaglia, il Labarum non compare, né è presente alcun indizio della miracolosa affermazione di quella particolare protezione divina che era stata testimoniata, dice Eusebio, da così tanti.  Ciò può essere spiegato in parte con il fatto che, come è risultato da recenti e approfonditi studi, l'Arco è un'opera ricavata da pezzi di altri monumenti più antichi.  

Nell'Arco di Costantino al Foro Romano, come è noto,  esiste in realtà una famosa iscrizione nella quale si dice che l'imperatore ha salvato la res publica INSTINCTU DIVINITATIS MENTIS MAGNITUDINE ("per grandezza della mente e per istinto [o impulso] della divinità").  Questo riferimento così generale, non indicante un simbolo specificatamente cristiano, ha fatto ritenere da alcuni studiosi che la divinità in questione fosse nient'altro che il Sol Invictus — il Sole Invincibile (identificabile anche con Apollo o Mitra)— inscritto anche sul conio costantiniano del periodo.  E’ del resto stato avanzato con molte ragioni l’argomento che Costantino, da abile uomo politico, seppure fosse stato sinceramente convinto di aver avuto contatto con una divinità nuova rispetto al parco degli dei pagani adorati nell’Impero, ben difficilmente avrebbe osato sfidare la benevolenza e il potere dei pretoriani romani, esponendo questa divinità nuova, cristiana – del tutto invisa – in un arco monumentale appena eretto.

Oltretutto, il Labarum fu sicuramente adottato in età costantiniana come simbolo assai diffuso, al punto che Giuliano l'Apostata, fautore del ripristino ad ogni livello del paganesimo, eliminò il segno sospetto dalle insegne militari, cosicché il Labarum  ricomparve soltanto durante il regno degli imperatori successivi.

In conclusione:   sembra certo, storicamente plausibile, che la Visione (o Sogno) sia avvenuta. L'imperatore Costantino vide o credette di vedere un segno divino.   Ciò risulta dal raffronto di tutte le fonti, tra le quali anche il celebre panegirico dell'Imperatore letto a Treviri nel 313, dopo che Costantino ebbe incontrato Licinio a Milano, nel quale si parla di una 'mente divina' rivelatasi soltanto a Costantino, e di una suggestione divina (divino instinctu), che lo rese indifferente alle superiori forze di Massenzio.

Questa Visione (o Sogno) coincide con l'avvento della concezione monoteistica, la quale irrompe nel mondo romano, raccogliendo l'eredità del culto del Sol Invictus, ma identificandosi ben presto con il Cristo dei Cristiani.    

E' certo inoltre, che sul destino della celebre Visione ebbe grande importanza la propaganda compiuta da Eusebio di Cesarea e dei suoi successori.   Eusebio scrive la sua Vita di Costantino parecchi anni dopo la Battaglia di Ponte Milvio, e mosso sostanzialmente dalla esigenza di sistematizzare la vicenda del "più grande degli Imperatori" in un quadro teologico-divino che avrebbe trovato compiutezza con il battesimo e la conversione al cristianesimo dello stesso Costantino avvenuta in punto di morte. (4 - segue)

 QUI le precedenti puntate

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