31/12/16

Capodanno 2017 - gli auguri del Blog di Fabrizio Falconi.




vorrei salutare il nuovo anno con questo brano dai diari del grande poeta inglese William Wordsworth (1770-1850) che racconta l'incanto che tutti noi possiamo o potremmo provare, se soltanto facessimo attenzione.  E' il mio augurio per il 2017 che arriva. 


Ho notato fin dall'infanzia che se, in qualsiasi circostanza, l'attenzione è fortemente concentrata su un atto di osservazione o di attesa assidue e lo stato di attenzione si allenta all'improvviso, in quel preciso momento ogni oggetto bello, ogni oggetto visibile significativo (o collezione di oggetti) che incroci il nostro sguardo va dritto al cuore con una forza sconosciuta in altre circostanze.

Pochi istanti fa, il mio orecchio era incollato a terra per cercare di cogliere un rumore di ruote che avrebbero potuto scendere al lago di Wythburn dalla strada di Keswick.  

Nel momento esatto in cui ho alzato la testa dal suolo, abbandonando definitivamente ogni speranza per questa notte, nel preciso istante in cui gli organi dell'attenzione hanno allentato tutti, in un sol colpo, la tensione, la fulgida stella appesa in aria sopra quegli imponenti contorni di tenebra ha incontrato all'improvviso il mio sguardo e colmato la mia facoltà percettiva di un commovente senso dell'infinito che non mi avrebbe toccato in altre circostanze. 


testo riportato Thomas De Quincey, Recollections of the Lake Poets, Coleridge, Wordsworth, and Southey, Black, Edinburghm 1862, "William Wordsworth" (1839) (Penguin Books, Harmondsworth, 1978, p.160). 

29/12/16

Hervé Clerc - "Le cose come sono - una iniziazione al buddhismo comune" (Recensione)




Per chi è in cerca di una introduzione (o una iniziazione, come è scritto nel sottotitolo) al buddhismo, come filosofia di vita e come pratica quotidiana, il libro di Clerc è un ottimo strumento. 

Scritto con tono completamente a-confessionale, da un punto di vista sostanzialmente laico, Le cose come sono racconta prima di tutto un incontro molto personale con l'essenza del buddhismo, come è stato vissuto dall'autore. 

Clerc (a indurlo a scrivere è stato il suo amico Emanuele Carrère) si è portato questa storia dentro per quattro decenni. Fu infatti più di quarant'anni fa che, reduce dai fervori e dai clamori del maggio '68, ebbe «un'esperienza incommensurabile rispetto a tutte quelle che avrebbe poi fatto nella sua vita e, ovviamente, a quelle fatte in precedenza»: si trattò di una vera e propria illuminazione, pervenuta al termine di una esperienza di droghe, che spalancò le porte ad una nuova percezione della realtà: una esperienza squassante di nudo, immobile, vuoto. 

Clerc non sapeva allora non sapeva che cosa fosse. Soltanto più tardi ha trovato la radice di questa esperienza meticolosamente, miracolosamente descritta negli antichi testi buddhisti. 

Così, riprendendo oggi il filo della propria biografia, riesce a renderci partecipi di un insegnamento plurimillenario, e nella forma più semplice e spoglia possibile, scardinando cliché, tic accademici, gerghi, mode, che invoglia alla lettura. Allo stesso tempo lo studio dei testi classici del buddhismo e delle sue radici è comparato con l'esperienza occidentale, in particolare con gli esiti di quella ricerca fenomenologica che da Husserl ad Heidegger si è avvicinata - per certi toni - alla tradizione millenaria orientale. 

Un libro insomma affascinante, denso di spunti e con un prezioso glossario finale che racchiude i termini e le formule principali del pensiero buddhista. 


Hervé Clerc 
Le cose come sono 
Una iniziazione al buddhismo comune 
Traduzione di Carlo Laurenti 
Piccola Biblioteca Adelphi 2015, 
3ª ediz., pp. 259 € 14,00 

26/12/16

Chi era Stefano - Il protomartire cristiano e la storia delle reliquie.




La celebrazione liturgica di s. Stefano è stata da sempre fissata al 26 dicembre, subito dopo il Natale, perché nei giorni seguenti alla manifestazione del Figlio di Dio, furono posti i comites Christi, cioè i più vicini nel suo percorso terreno e primi a renderne testimonianza con il martirio. 

Così al 26 dicembre c’è s. Stefano primo martire della cristianità, segue al 27 s. Giovanni Evangelista, il prediletto da Gesù, autore del Vangelo dell’amore, poi il 28 i ss. Innocenti, bambini uccisi da Erode con la speranza di eliminare anche il Bambino di Betlemme; secoli addietro anche la celebrazione di s. Pietro e s. Paolo apostoli, capitava nella settimana dopo il Natale, venendo poi trasferita al 29 giugno. 

Di s. Stefano, si ignora la provenienza, si suppone che fosse greco, in quel tempo Gerusalemme era un crocevia di tante popolazioni, con lingue, costumi e religioni diverse; il nome Stefano in greco ha il significato di “coronato”

Si è pensato anche che fosse un ebreo educato nella cultura ellenistica; certamente fu uno dei primi giudei a diventare cristiani e che prese a seguire gli Apostoli e visto la sua cultura, saggezza e fede genuina, divenne anche il primo dei diaconi di Gerusalemme

Gli Atti degli Apostoli, ai capitoli 6 e 7 narrano gli ultimi suoi giorni; qualche tempo dopo la Pentecoste, il numero dei discepoli andò sempre più aumentando e sorsero anche dei dissidi fra gli ebrei di lingua greca e quelli di lingua ebraica

I dodici Apostoli allora riunirono i discepoli e vennero eletti, Stefano uomo pieno di fede e Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmenas, Nicola di Antiochia; a tutti, gli Apostoli imposero le mani; la Chiesa ha visto in questo atto l’istituzione del ministero diaconale. 

La tradizione dice che Stefano compiva grandi prodigi tra il popolo, non limitandosi al lavoro amministrativo ma attivo anche nella predicazione, soprattutto fra gli ebrei della diaspora, che passavano per la città santa di Gerusalemme e che egli convertiva alla fede in Gesù crocifisso e risorto. 

Nel 33 o 34 ca., gli ebrei ellenistici vedendo il gran numero di convertiti, sobillarono il popolo e accusarono Stefano di “pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio”. 

Gli anziani e gli scribi lo catturarono trascinandolo davanti al Sinedrio e con falsi testimoni fu accusato: “Costui non cessa di proferire parole contro questo luogo sacro e contro la legge. Lo abbiamo udito dichiarare che Gesù il Nazareno, distruggerà questo luogo e cambierà le usanze che Mosè ci ha tramandato”. E alla domanda del Sommo Sacerdote “Le cose stanno proprio così?”, il diacono Stefano pronunziò un lungo discorso, il più lungo degli ‘Atti degli Apostoli’, in cui ripercorse la Sacra Scrittura dove si testimoniava che il Signore aveva preparato per mezzo dei patriarchi e profeti, l’avvento del Giusto, ma gli Ebrei avevano risposto sempre con durezza di cuore. 

Fu il colmo, elevando grida altissime e turandosi gli orecchi, i presenti si scagliarono su di lui e a strattoni lo trascinarono fuori dalle mura della città e presero a lapidarlo con pietre, i loro mantelli furono deposti ai piedi di un giovane di nome Saulo (il futuro Apostolo delle Genti, s. Paolo), che assisteva all’esecuzione

In realtà non fu un’esecuzione, in quanto il Sinedrio non aveva la facoltà di emettere condanne a morte, ma non fu in grado nemmeno di emettere una sentenza in quanto Stefano fu trascinato fuori dal furore del popolo, quindi si trattò di un linciaggio incontrollato. 

Gli Atti degli Apostoli dicono che persone pie lo seppellirono, non lasciandolo in preda alle bestie selvagge, com’era consuetudine allora; mentre nella città di Gerusalemme si scatenò una violenta persecuzione contro i cristiani, comandata da Saulo

Dopo la morte di Stefano, la storia delle sue reliquie entrò nella leggenda; il 3 dicembre 415 un sacerdote di nome Luciano di Kefar-Gamba, ebbe in sogno l’apparizione di un venerabile vecchio in abiti liturgici, con una lunga barba bianca e con in mano una bacchetta d’oro con la quale lo toccò chiamandolo tre volte per nome. 

Gli svelò che lui e i suoi compagni erano dispiaciuti perché sepolti senza onore, che volevano essere sistemati in un luogo più decoroso e dato un culto alle loro reliquie e certamente Dio avrebbe salvato il mondo destinato alla distruzione per i troppi peccati commessi dagli uomini. 

Il prete Luciano domandò chi fosse e il vecchio rispose di essere il dotto Gamaliele che istruì s. Paolo, i compagni erano il protomartire s. Stefano che lui aveva seppellito nel suo giardino, san Nicodemo suo discepolo, seppellito accanto a s. Stefano e s. Abiba suo figlio seppellito vicino a Nicodemo; anche lui si trovava seppellito nel giardino vicino ai tre santi, come da suo desiderio testamentario. 

Infine indicò il luogo della sepoltura collettiva; con l’accordo del vescovo di Gerusalemme, si iniziò lo scavo con il ritrovamento delle reliquie. 

La notizia destò stupore nel mondo cristiano, ormai in piena affermazione, dopo la libertà di culto sancita dall’imperatore Costantino un secolo prima. 

Da qui iniziò la diffusione delle reliquie di s. Stefano per il mondo conosciuto di allora, una piccola parte fu lasciata al prete Luciano, che a sua volta le regalò a vari amici, il resto fu traslato il 26 dicembre 415 nella chiesa di Sion a Gerusalemme. 

Molti miracoli avvennero con il solo toccarle, addirittura con la polvere della sua tomba; poi la maggior parte delle reliquie furono razziate dai crociati nel XIII secolo, cosicché ne arrivarono effettivamente parecchie in Europa, sebbene non si sia riusciti a identificarle dai tanti falsi proliferati nel tempo, a Venezia, Costantinopoli, Napoli, Besançon, Ancona, Ravenna, ma soprattutto a Roma, dove si pensi, nel XVIII secolo si veneravano il cranio nella Basilica di S. Paolo fuori le Mura, un braccio a S. Ivo alla Sapienza, un secondo braccio a S. Luigi dei Francesi, un terzo braccio a Santa Cecilia; inoltre quasi un corpo intero nella basilica di S. Lorenzo fuori le Mura. 

La proliferazione delle reliquie, testimonia il grande culto tributato in tutta la cristianità al protomartire santo Stefano, già veneratissimo prima ancora del ritrovamento delle reliquie nel 415. 

Chiese, basiliche e cappelle in suo onore sorsero dappertutto, solo a Roma se ne contavano una trentina, delle quali la più celebre è quella di S. Stefano Rotondo al Celio, costruita nel V secolo da papa Simplicio

Ancora oggi in Italia vi sono ben 14 Comuni che portano il suo nome; nell’arte è stato sempre raffigurato indossando la ‘dalmatica’ la veste liturgica dei diaconi; suo attributo sono le pietre della lapidazione, per questo è invocato contro il mal di pietra, cioè i calcoli ed è il patrono dei tagliapietre e muratori.


La Basilica di Santo Stefano Rotondo al Celio, Roma

25/12/16

La poesia di Natale: "L'incantato delle stelle" di Roberto Mussapi




Fu un lungo viaggio, duna su duna, per gli scribi.
Per me fu breve, breve in confronto
all'immobile mappa delle stelle.
Sapevo che il nostro destino era la pista,
o uscirne, o perdersi nelle sabbie,
lentezza era lo sguardo degli astri,
che ho conosciuto, studiandone posizione e luce.
I segni del cielo, le rotte esterne,
e noi scivolanti come onde verso una morte lieve
come la carezza di una donna al tramonto.
Conoscevo la perfezione celeste e il breve respiro
umano che si estingue dopo un atto d'amore.
La vita, svanire prima dell'orizzonte.
Ho conosciuto il cosmo e le teorie caldaiche,
le pietre che sfiammano del ricordo di Venere,
i disegni del cielo gelosamente custoditi nei tappeti.
Poi la grotta e fu buio e respiro
animale e povere membra, una lontana
oscurità rasoterra, più lontana delle stelle,
io non guardai dentro, io provai pena
del tanfo, del povero calore di colpi raccolti.
E uno ne guardai che mi passava accanto,
con gli occhi fissi rapiti da una stella.
Bruno, sporco, con le spalle chiuse da idiota
beveva la luce come eternamente,
eternamente io lo ricorderò, lo racconto.
Perché non fu riflesso ma scontro,
tra quella luce a me nota e un'altra oscura
che in modo assoluto lo incatenava al cielo.
Che luce, che fonte, che pietra stupefacente
orientò lo sguardo e il corpo e il suo destino nel mondo ?
Perché io ero già in lui e lo scrutavo
come avevo scrutato gli enigmi celesti,
e non conosco la luce del profondo,
il fiato della caverna ventricolare e del buio
e la mappa disegnata e persa nella sua ignota esistenza.
Che strada, che pista, che dune alzate dal vento
portano a quel segreto entro te stesso ?
Dov'era la luce, in alto o in basso ?
E io come farò a non perdermi
per esplorare un nuovo universo
quando ti seguirò nel buio del tuo mondo interno,
su quali punti orienterò il mio viaggio
cercando la rotta oscura che proiettò il tuo sguardo,
tu, pezzo di terra,
fangoso simile fratello ?

Roberto Mussapi, da La polvere e il fuoco, Milano, 1997, pp.76-77




24/12/16

Una Lettera di Natale di David Maria Turoldo




Cari amici del Blog, Buon Natale.  Ho scelto per voi, in questo giorno, questa lettera di Natale scritta da David Maria Turoldo poco prima di morire. 
Auguri a tutti.

Quando a uno si dice: guarda che hai un cancro, bello bello, seduto nel centro del ventre come un re sul trono, allora costui - se cerca di avere fede - fa una cosa prima di altre: comincia ad elencare ciò che conta e ciò che non conta; e cercherà di dire, con ancora più libertà di sempre, quanto si sente in dovere di dire, affinché non si appesantiscano ancor di più le sue responsabilità. E continuerà a dirsi: la Provvidenza mi lascia ancora questo tempo e io non rendo testimonianza alla verità! E’ dunque per queste ragioni, caro Gesù, che mi sono deciso a scriverti in questo Natale. Non credo proprio per nulla ai nostri Natali: anzi penso che sia una profanazione di ciò che veramente il Natale significa, costellazioni di luminarie impazzano per città e paesi fino ad impedire la vista del cielo. Sono città senza cielo le nostre. Da molto tempo ormai! E’ un mondo senza infanzia. Siamo tutti vecchi e storditi. Da noi non nasce più nessuno: non ci sono più bambini fra noi. Siamo tutti stanchi: tutta l’Europa è stanca: un mondo intero di bianchi, vecchi e stanchi.

Il solo bambino delle nostre case saresti tu, Gesù , ma sei un bambino di gesso! Nulla più triste dei nostri presepi: in questo mondo dove nessuno più attende nessuno. L’occidente non attende più nessuno, e tanto meno te: intendo il Gesù vero, quello che realmente non troverebbe un alloggio ad accoglierlo. Perché, per te, vero Uomo Dio, cioè per il Cristo vero, quello dei “beati voi poveri e guai a voi ricchi”; quello che dice “beati coloro che hanno fame e sete di giustizia ..”, per te, Gesù vero, non c’è posto nelle nostre case, nei nostri palazzi, neppure in certe chiese, anche se le tue insegne pendono da tutte le pareti...Di te abbiamo fatto un Cristo innocuo: che non faccia male e non disturbi; un Cristo riscaldato; uno che sia secondo i gusti dominanti; divenuto proprietà di tutta una borghesia bianca e consumista.

Un Cristo appena ornamentale. Non un segno di cercare oltre, un segno che almeno una chiesa creda che attendiamo ancora…Eppure tu vieni, Gesù; tu non puoi non venire…Vieni sempre, Gesù. E vieni per conto tuo, vieni perché vuoi venire. E’ così la legge dell’amore. E vieni non solo là dove fiorisce ancora un’umanità silenziosa e desolata, dove ci sono ancora bimbi che nascono; dove non si ammazza e non si esclude nessuno, pur nel poco che uno possiede, e insieme si divide il pane.
Ma vieni anche fra noi, nelle nostre case così ingombre di cose inutili e così spiritualmente squallide. Vieni anche nella casa del ricco, come sei entrato un giorno nella casa di Zaccheo, che pure era un corrotto della ricchezza. Vieni come vita nuova, come il vino nuovo che fa esplodere i vecchi otri. Convinto di queste cose e certo che tu comunque non ci abbandoni, così mi sono messo a cantare un giorno:

Vieni di notte,
ma nel nostro cuore è sempre notte:
e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni in silenzio,
noi non sappiamo più cosa dirci:
e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni in solitudine,
ma ognuno di noi è sempre più solo:
e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni , figlio della pace,
noi ignoriamo cosa sia la pace:
e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni a consolarci,
noi siamo sempre più tristi:
e dunque vieni sempre , Signore.

Vieni a cercarci,
noi siamo sempre più perduti:
e dunque vieni sempre, Signore.

David Maria Turoldo

23/12/16

La Nasa fa gli auguri di Natale con la meravigliosa immagine di un "Nido di stelle".




Non sono la fantomatica cometa di Betlemme, ma sono ugualmente belle e luminose e arrivano al momento giusto.


In realta' si tratta di una galassia singolare, dalla forma a spirale, ma cosi' poco compatta da produrre l'impressione di un nido di stelle

E' la prima osservazione dettagliata di questa 'galassia stellare' fin dalla sua scoperta, avvenuta nell'aprile del 1789 fa a opera dell'astronomo William Herschel

 In una notte limpida di piu' di due secoli fa, Herschel vide la luce di NGC 4707, una galassia a spirale nascosta nella costellazione dei Cani da caccia, lontana 22 milioni di anni luce dalla Terra. 

Oltre duecento anni dopo, il telescopio spaziale Hubble e' riuscito a individuare e vedere la stessa galassia, ma con un dettaglio molto maggiore di quello di Herschel, cogliendone tutte le sue caratteristiche e complessita' come mai prima. 

La straordinaria immagine pubblicata raccoglie infatti le osservazioni della Advanced Camera for Surveys (ACS),uno degli strumenti ad alta risoluzione posto a bordo di Hubble

Herschel descriveva NGC 4707 come una "piccola galassia stellare"

Anche se classificata a spirale, i suoi bracci sono molto larghi e indefiniti, e il centro piccolissimo, quasi inesistente. Sembra piu' una spruzzata di stelle, con pennellate di lampi blu su una tela scura sulle regioni di formazione stellare, dove gli astri neonati brillano luminosi, circondati da ombre intense turchesi e azzurre.

21/12/16

Un posto bellissimo e misterioso: le rovine di Cuma e l'antica grotta della Profetessa.


Le rovine di Cuma, in Campania, con l’antica grotta della Profetessa.

La città di Cuma – le cui rovine si ammirano oggi nel territorio di Pozzuoli, nella zona dei Campi Flegrei, non lontano da Napoli – fu una delle prime in assoluto fondate dai coloni greci nell’ottavo secolo avanti Cristo, proprio negli stessi anni in cui più a nord nasceva in una sorta di disputa fratricida, la leggenda di Roma sul colle Palatino.

I coloni della Magna Grecia che per la prima volta arrivarono fin qui, scelsero il nome di Cuma -  Κύμη (Kýmē) – proprio perché questo terreno roccioso, in realtà di lava solidificata nel corso dei secoli, ricordava un’onda.

Il rialzo della roccia apparve a questi avventurosi colonizzatori il luogo ideale per costruire una città fortificata, dotata di acropoli che, in breve tempo giunse ad espandere il suo territorio a buona parte dell’attuale Campania. Un regno indipendente che durò poco, prima dell’invasione subita da parte dei Campani prima, e dei Romani poi, che concessero però alla nobile città il rango di civita sine suffragio, che garantiva cioè tutti i diritti di cittadinanza romana, con l’esclusione del voto.

I resti che si ammirano oggi di Cuma, si riferiscono però quasi interamente all’epoca di Augusto, durante la quale furono restaurati gli edifici più antichi. Ciò che fu invece salvaguardato, per il rispetto che il luogo incuteva era la Grotta, che una persistente leggenda, durata per secoli, indicava come la dimora del più celebre oracolo del mondo, la Sibilla Cumana, la sacerdotessa in grado di predire il futuro.

Chi era dunque Sibilla ? E perché questo luogo continua ad esercitare lo stesso fascino misterioso descritto da Virgilio, che della Sibilla fa un personaggio centrale, la traghettatrice che conduce Enea nel regno dell’Oltretomba (lo stesso ruolo che svolgerà Virgilio medesimo nella Comoedia dantesca) ?
Virgilio, nell’Eneide, nel sesto libro, fornisce questa immagine della Grotta della Sibilla: profonda grotta, immane di larga apertura/di roccia, da un nero lago difesa, e dai boschi tenebrosi.

Una Grotta, specifica ancor meglio Virgilio, abitata da vapori sulfurei,  in cui la profetessa appare come una virgo violentemente posseduta dal dio Apollo, che dolorosamente deve scacciare dal proprio petto, in un passaggio simbolico che richiama tutte quelle figure di sacerdotesse dell’antichità, il cui culto fu probabilmente importato dall’Oriente e passando attraverso la Pizia di Delfi, finì per essere assorbito dalla cultura della Magna Grecia prima, e romana poi.
L’habitat descritto da Virgilio, riguardante la Sibilla, era quello che già si tramandava oralmente e radicato dunque nella tradizione. Per intraprendere il viaggio negli inferi il visitatore – in questo caso Enea – doveva procurarsi un ramo d’oro (secondo diverse versioni doveva trattarsi di vischio) e condursi all’entrata del Lago di Averno, formatosi nell’antichità nel cavo di un vulcano e ricolmo di acque sulfuree le quali erano anche all’origine del suo nome, perché si riteneva scacciassero gli uccelli (l’etimologia di ‘Averno’, nel senso di ‘Inferno’ sembra derivi, oltre che dal colore scurissimo delle sue acque e dalla fitta vegetazione intorno, dal greco, Aornon, cioè ‘senza uccelli’).



Questo luogo, dunque, il Lago di Averno, che ancora oggi è possibile ammirare per fortuna libero dalle esalazioni che sono scomparse o attenuate, eppure pesantemente minacciato dallo sproporzionato sviluppo edilizio della zona, era la porta degli inferi, e la Grotta, quell’antro dove era possibile portarsi al cospetto della Sibilla.


20/12/16

Nel cervello degli artisti, le aree opposte sono in equilibrio. Uno studio a Trento.






Nel momento della produzione creativa si attivano, in un equilibrio sapiente, due reti cerebrali di solito considerate in opposizione: da una parte quelle legate al pensiero divergente e alla generazione di idee e, dall'altra, quelle deputate al controllo dell'attenzione

I risultati emergono da un lavoro sulla creativita' nell'arte condotto dal Centro mente-cervello (Cimec) dell'Universita' diTrento e pubblicato dalla rivista scientifica internazionaleScientific Reports, con il titolo Brain networks for visual creativity: a functional connectivity study of planning a visual artwork

Negli artisti, hanno scoperto i ricercatori del Cimec, la connessione tra queste funzioni risulta piu' marcata rispetto a quanto accade nei non artisti

Lo studio e' stato sviluppato da alcuni neuroscienziati del Cimec di Trento in collaborazione con il Mart, Museo d'artemoderna e contemporanea di Trento e Rovereto. 

Gli autori sono Nicola De Pisapia (Cimec e Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive), Francesca Bacci (Mart), Danielle Parrott e David Melcher (entrambi del Cimec). 

"Lo studio - commenta De Pisapia - ha confermato che esiste un forte coordinamento tra le regioni del cervello deputate al pensiero divergente/generazione di idee e quelle invece specifiche del controllo dell'attenzione. Inoltre e' emerso che la connettivita' e' ancora maggiore tra gli artisti professionisti, sottoposti quotidianamente alla formazione e alla pratica nella creazione di opere visive". 

19/12/16

500.000 visitatori per il Blog di Fabrizio Falconi .







Continua questa bella avventura insieme.  

Vorrei ringraziarvi per aver tagliato il simbolico e significativo traguardo dei 500.000 visitatori per il nostro Blog. 

Questo spazio è diventato, oltre a una vetrina di aggiornamento di attività, anche collettore di quello che voi mi segnalate e che ritenete importante da dire, da leggere, da osservare. 

Continueremo a farlo insieme, se vorrete, giorno per giorno. 


Grazie.

15/12/16

Nasce un nuovo editore a Milano: De Piante. Rarità e libri-gioiello, una proposta molto originale.




'Pochi libri per pochi': con questo motto si e' presentata per la prima volta al pubblico  a Milano la neonata De Piante Editore, una casa editrice nata con il progetto esplicito di creare libri da custodire come opere d'arte, improntati alla scoperta o alla riscoperta di rarita' o inediti del patrimonio letterario italiano. 

A partire dal primo volume di recente pubblicazione e da questi giorni in vendita, 'Non posseggo nemmeno una Divina Commedia', raccolta stampata in 500 copie di tre lettere inedite di Eugenio Montale: scritte negli anni '50 al grecista Manara Valgimigli e provenienti dal Fondo Valgimigli di Ravenna, le epistole ritraggono la figura umana del poeta, non privo di furbizie, cinismo e pigrizia nel cercare di farsi includere nella giuria di un premio letterario, nel chiedere aiuto per scrivere un articolo su Pascoli o nell'accampare scuse pur di non partecipare a un convegno su Dante Alighieri. 

"L'idea di aprire questa casa editrice viene dal mio lavoro nella progettazione della stampa - ha raccontato la fondatrice Cristina Toffolo De Piante - Ma in un periodo in cui gli editori senza idee creative sono in fila per chiudere, noi abbiamo deciso di pubblicare dei libri-gioiello: e' una scommessa, ma fatta con la testa e con responsabilita' verso collaboratori e fornitori". 

Con una cura del particolare, dalla stampa alla carta, la De Piante con i cofondatori e giornalisti Angelo Crespi e Luigi Mascheroni si e' proposta di dare vita a un progetto che punta al pregio artistico e tipografico fin dalle sovracoperte, come quella del pittore astratto Roberto Floreani che impreziosisce questa prima pubblicazione: "Dire che vogliamo fare libri per pochi non e' snobismo, ma voglia di divertirci con una qualita' editoriale tutta italiana", spiega Mascheroni. 

 Nel 2017 la De Piante si propone di pubblicare 4 libri (con tiratura di 300 copie) tra cui un racconto inedito di Piero Chiara su un viaggio in macchina con Ezra Pound dal castello Brunnenburg del poeta a Milano, e un articolo del 1974 di Fruttero e Lucentini che espone quattro immaginarie trame eversive da suggerire ai giornalisti per descrivere gli anni di piombo, e sono in corso trattative per due carteggi inediti, di Guido Morselli e di Carlo Emilio Gadda.

 "Noi giochiamo di retroguardia, con testi non ideologici ne' rivoluzionari, libri inutili che pero' sono preziosi nelle nostre librerie piene di brutti libri, specie in un momento in cui si intravede un nuovo margine di crescita per il libro cartaceo", dice Crespi. 

14/12/16

In Mostra a Palazzo Braschi a Roma le meravigliose carte da gioco dipinte da Guttuso, Fontana, Burri, appartenute a Paola Masino.



Il Fante di spade dipinto da Renato Guttuso, con la casacca rosso fuoco e l'arma brandita in alto. O l'Asso, quasi 'bruciato', da Burri. La Regina di fiori di Alexander Calder e ancora Spade, con il Tre di Prampolini (nella foto), o la 'chicca' del Re di quadri firmata da Titina De Filippo. 

E poi la sfilata dei Tarocchi, con La Morte di Carlo Fontana, il Papa di Cesare Zavattini o Il Mondo, realizzato a piccolo punto da Niki Berlinguer su disegno di Jean Cocteau. 

E' la 'partita' davvero unica da giocare al Museo di Roma a Palazzo Braschi con 'I pittori e le carte da gioco. La collezione di Paola Masino', mostra che per la prima volta espone l'invidiabile tesoro d'arte appartenuto alla scrittrice e compagna di Massimo Bontempelli

Un corredo arrivato fino a 352 carte dipinte, che lei stessa chiese una per una ai grandi maestri a partire dagli anni '50. tra mazzi di napoletane, francesi, tarocchi, che lei stessa chiese una per una in dono a grandi maestri a partire dagli anni '50. 

Anticonformista, intellettuale coltissima, che non ebbe paura di affrontare lo scandalo di un compagno sposato, separato e di 30 anni piu' grande, ma anche appassionata di poker, pinnacolo e scopone (a cui giocava con Pirandello), "mia zia era una donna anche 'violenta', cui era difficile dir di no", racconta oggi il nipote di Paola Masino, Alvise Memmo che ha scelto di donare il Fondo al Museo di Roma. 

 In mostra, anche foto, carteggi e i ritratti della Masino di Bucci, De Chirico, Sironi.

fonte ANSA 

13/12/16

Nasce un nuovo negozio Online: TAbook, tutto dedicato ai libri.

 
 
 
Nasce Tabook, un nuovo negozio online, dedicato ai libri e agli editori indipendenti. E' una iniziativa interessante e importante.
 
 
Carissimi lettori e carissimi amici,
 
oggi per noi è un giorno molto importante, e speriamo che possa diventarlo anche per voi. Dopo un lungo e intenso lavoro, siamo lieti di annunciare la nascita di TaBook, un negozio online completamente dedicato a voi e all’editoria indipendente. Abbiamo cercato di creare uno spazio confortevole dove potrete muovermi con la massima facilità e libertà, offrendovi la possibilità di scegliere le vostre letture in un catalogo il più possibile ampio, variegato e di qualità. Non è facile per noi affacciarci nel mondo della vendita online in questo preciso momento storico, ma abbiamo deciso di farlo proprio perché crediamo fortemente in alcuni valori che per noi sono imprescindibili se si parla di cultura. È per questo che alla base delle nostre scelte editoriali vi è un lungo lavoro di selezione e valutazione. Abbiamo scelto di scendere in campo al fianco degli editori indipendenti, perché condividiamo con loro gli stessi valori e gli stessi principi, cercando di premiare la qualità e non la quantità, cercando di non scendere a compromessi con le logiche di vendita, ma puntando su prodotti editoriali di primissimo rilievo che però non trovano spazio nella grande distribuzione. Nasce TaBook per tutte quelle voci fuori dal coro che altrimenti non riuscirebbero a farsi sentire.
Per creare questa nuovissima libreria abbiamo faticato molto, ma al tempo stesso ci abbiamo messo dentro tutta la passione e la gioia per la lettura e per la divulgazione della cultura, rafforzando il già ottimo rapporto con l’associazione ODEI e investendo sulla creazione di questo magazine tramite il quale intendiamo tenervi aggiornati sulle nostre attività, mettervi al corrente delle novità e fornirvi approfondimenti su tutti i nostri libri, autori ed editori. Contemporaneamente potrete seguirci su tutte le piattaforme social (Facebook, Instagram e Twitter) per essere sempre aggiornati su promozioni e ultimi arrivi. TaBook intende essere la vetrina da cui si affaccia un intero mondo. Il nostro magazzino, fornitissimo, è il regno del libro e del lettore. Voi non dovrete fare altro che scegliere. Noi faremo del nostro meglio per indirizzarvi e consigliarvi. Dopodiché, grazie alle nostre spedizioni esclusive con GLS, avrete i vostri libri a casa in un batter d’occhio. Ma non è tutto: mettiamo al vostro servizio anche la possibilità di ricevere il prodotto già incartato (se vorrete fare un regalo potrete già indicare l’indirizzo cui recapitarlo) e personalizzato.
 
TaBook è una scommessa sul domani, sul futuro del libro e dei lettori. Crediamo nel valore, politico e sociale, di una editoria fondata su una pluralità di voci e punti di vista. Ci siamo posti l’obiettivo di dare visibilità a quella parte di editoria penalizzata dall’attuale assetto distributivo/promozionale, credendo fortemente nelle loro capacità creative di ricerca, di lavoro artigianale e di scovare voci nuove. TaBook si rivolge, dunque, a tutti i lettori curiosi che vanno sempre più alla ricerca di novità, che scelgono con criteri ben precisi gli editori cui affezionarsi. I nostri editori, che ci sentiamo di ringraziare uno a uno, mettono al primo posto la libertà e l’autonomia della loro visione culturale.
 
TaBook sarà dunque un nuovo punto di riferimento, una libreria, ma soprattutto un luogo di incontro tra voi lettori e i vostri autori ed editori preferiti. Faremo in modo di creare sempre occasioni per far sì che questo contatto possa avvenire.
Nel mentre, cercheremo ogni giorno di creare un rapporto di fiducia con noi, consapevoli della scelta difficile che abbiamo fatto, ma felici di portarla avanti con fierezza e con spirito di condivisione. Sappiamo che senza di voi, voi lettori, il nostro lavoro e quello degli editori non avrebbe senso: le storie, le informazioni, le immagini, la conoscenza dei libri non avrebbero vita. Da oggi, quindi, apriamo le porte di questa nuova libreria. Vi accogliamo a braccia aperte e vi accompagniamo in questo nuovo viaggio nel mondo dell’editoria indipendente, nel mondo di una lettura diversa, più libera ed estremamente affascinante. Siete pronti?

11/12/16

La poesia della Domenica - Vittorio Gassman legge le Analisi Cliniche.




Erano i tempi in cui alla Rai poteva capitare anche questo: che un mostro sacro come Vittorio Gassman avesse la libertà di autoprendersi in giro, regalandoci un minuto di puro dadaismo.

Che nostalgia. 


09/12/16

Una grande mostra alla Galleria Borghese, "L'origine della Natura Morta. Caravaggio e il Maestro di Hartford" fino al 19 febbraio, con aperture straordinarie.

il Cesto di Frutta di Caravaggio alla Galleria Borghese di Roma

A seguito della grande richiesta di prenotazioni per visitare la mostra "L'origine della Natura Morta. Caravaggio e il Maestro di Hartford", il Museo Galleria Borghese effettuerà delle aperture straordinarie.
A partire da venerdì 16 dicembre infatti, e per tutta la durata della mostra che si concluderà domenica 19 febbraio, il Museo rimarrà aperto sia il venerdì che il sabato fino alle ore 22, con ultimo accesso alle ore 20.30.

La Galleria Borghese di Roma presenta la mostra “L’origine della natura morta in Italia. Caravaggio e il Maestro di Hartford” con cui, proseguendo l’opera di valorizzazione del proprio patrimonio artistico, si analizzano le origini della natura morta italiana nel contesto romano della fine del XVI secolo, seguendo i successivi sviluppi della pittura caravaggesca nei primi tre decenni del '600.

La mostra è curata da Anna Coliva, storica dell’arte e direttrice della Galleria Borghese e da Davide Dotti, storico e critico d’arte che si occupa di barocco italiano e in particolare dei temi del vedutismo e della natura morta.

Da alcuni anni la Galleria Borghese porta avanti un programma di mostre, varie per argomento e approccio ma tutte orientate sulla sua natura, sulla sua perfetta e intensa storicità di edificio e di collezione. In ogni mostra la Galleria non è la location ma la protagonista indispensabile allo svolgimento del tema delle mostre stesse.

Quella che si inaugura oggi è l’occasione, prettamente storiografica e filologica, per inserirsi nei percorsi della Galleria narrando il tema dell’origine del genere pittorico che solo molto più tardi verrà chiamato “natura morta”. La critica d’arte seicentesca infatti denominava tali quadri come “oggetti di ferma”, con l’esatto moderno significato di “modelli immobili”, al pari della locuzione anglosassone still life.

La mostra vuole fare il punto sull’avanzamento degli studi critici ed esamina, con i contributi degli specialisti nei saggi in catalogo, questioni filologiche molto complesse che riguardano provenienze, autografie, appartenenze a gruppi stilistici di artisti di cui purtroppo non conosciamo l’identità anagrafi-ca a causa del silenzio delle fonti documentarie, ma che sono ben noti dal punto di vista dello stile, tanto da essere raggruppati dalla critica sotto name-pieces molto suggestivi: innanzi tutto il Maestro di Hartford, che è il soggetto principale poiché la sua produzione di still life si lega strettamente ad alcuni lavori di Caravaggio, tra cui l’Autoritratto come Bacco (Bacchino malato), il Ragazzo con cesta di frutta, il Suonatore di liuto e la Cena in Emmaus Mattei.

Per molto tempo inoltre, Federico Zeri ha ritenuto di identificare il Maestro di Hartford con Caravaggio giovane. Per attestare come la lezione del Maestro di Hartford e del primo Caravaggio fu raccolta dai pittori attivi a Roma nei primi due decenni del '600, sono esposte le opere del Maestro del vasetto, del Maestro delle mele rosa, di Pensionante del Saraceni, e di altri specialisti di primissimo piano.
Natura Morta del Maestro di Hatford

08/12/16

Una delle più grandi poesie d'amore di sempre - "Quando sarai vecchia" di William Butler Yeats.



E' una delle più grandi poesie d'amore di sempre.  

in questo video la lettura di "Quando tu sarai vecchia" di William Butler Yeats (1865-1939). 

questo il testo: 


Quando tu sarai vecchia
e grigia e sonnolenta,
Col capo tentennante accanto al fuoco,
prenditi questo libro,
E lentamente leggilo,
e sogna del tenero sguardo
Che gli occhi tuoi ebbero un tempo,
e delle loro ombre
Profonde; quanti furono a amare i tuoi attimi
Di grazia felice, e quanti amarono,
con falso o vero amore,
La tua bellezza; ma uno
solo amò l'anima peregrina
Che era in te, e il dolore
del tuo volto che muta.
Curva di fronte ai ceppi risplendenti mormora,
Con lieve tristezza,
come Amore fuggì, come percorse
Passando, i monti che
ci stanno alti sul capo,
E nascose il suo viso
fra un nuvolo di stelle.


William Butler Yeats (1865-1939)



07/12/16

Gianfranco Giustizieri nel suo nuovo libro indaga su D'Annunzio e quattro nobili città (L'Aquila, Penne, Orsogna e Leonessa).




è appena uscito in libreria il nuovo libro di Gianfranco Giustizieri che indaga nella storia del Novecento Italiano, con la recensione che ad esso ha dedicato Federico Mussano. 

Quattro località, un motto


di Federico Mussano
Non poteva esserci cornice migliore del 1° Raduno del Battaglione Alpini L’Aquila e dell’Auditorium del Parco nel capoluogo abruzzese per presentare l’ultima fatica editoriale di Gianfranco Giustizieri, cultore della vita e della cultura di tale regione, e pensiamo che – mai come questa volta – lo studioso si sia distaccato dal suo Abruzzo… non certo distaccato in termini affettivi (e come poteva essere? il motto dannunziano “d’Aquila penne, ugne di leonessa” non richiama forse le quattro località L’AquilaPenneOrsogna e Leonessa, adesso laziale ma un tempo abruzzese?) ma distaccato in termini di trasferte a Roma per svolgere una ricerca rigorosa, uno studio di fervore filologico e storico che doveva necessariamente condurre Giustizieri presso l’Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito.
L’attenzione dell’editore Carabba per i motti dannunziani si era già manifestata in altre occasioni, valga per tutte la citazione del saggio di Paola Sorge pubblicato nel 2010 con il titolo Motti Dannunziani in cui – lo ricorda Giustizieri – la studiosa romana sottolineava come ognuno di tali motti rispondesse a una funzione ben precisa e se alcuni esulavano completamente dalle tematiche dell’eroismo e dell’ardimento (è noto come il Vate fosse anche creatore di motti pubblicitari) altri nel solco patriottico erano pienamente calati.
Sfogliamo il libro per immagini e facciamolo per due motivi: per la suggestione della foto di copertina – stella alpina sì, ma stella alpina dell’Appennino – e per evitare di svelare al lettore il mistero del motto che tra «Storia, Poesia, Leggenda in terra d’Abruzzo e anche oltre», come recita il sottotitolo, conduce a svolgere una «indagine poliziesca alla Sherlock Holmes» per citare il presidente Capezzali della Deputazione di Storia Patria negli Abruzzi. Tra le immagini troviamo la copertina di Merope e vediamo d’Annunzio in divisa da aviatore, ma le imprese dell’aria non c’entrano con la localizzazione storica del motto: vediamo però anche uno scenario di mare, la foto di un cacciatorpediniere e notiamo come il capitolo a pagina successiva si intitoli “Il verso rivelatore”…



06/12/16

Dadi truccati romani e una trottola etrusca in mostra a Perugia.





C'e' anche una copia di dadi truccati di epoca romana, quando cioe' i giochi d'azzardo erano proibiti per ragioni di ordine pubblico, tra gli oggetti in mostra, a partire da mercoledi' prossimo 7 dicembre (alle 17 l'inaugurazione) al Museo archeologico nazionale dell'Umbria, a Perugia, nella rassegna dal titolo 'Giochi da museo'. 

Di particolare rilievo una piccola e rarissima trottola di epoca etrusca, in ceramica, dotata all'interno di piccoli sassi, tali da generare suoni durante la rotazione


Vi saranno esposti - annuncia un comunicato degli organizzatori - giocattoli antichi e moderni, insieme ad per adulti legati al gioco d'azzardo. 

Oltre quelli del Museo archeologico nazionale dell'Umbria, una serie di reperti riferibili al gioco in generale provengono dalla collezione Sambon di Milano, dal Museo del Vino di Torgiano e dai musei civici di Reggio Emilia, che hanno fornito uno straordinario corredo funerario composto da suppellettili in miniatura; una vera e propria casa di bambola, appartenuta ad una fanciulla, Iulia Graphis, morta in giovane eta'. 

Ci sono anche bambole snodabili in osso, pedine, animaletti e rappresentazioni di attivita' ludiche nei vasi dipinti. 

L'esposizione si avvale inoltre di inserimenti di epoca moderna, forniti dal Museo del giocattolo di Perugia, a suggerire nessi di continuita' con un'attivita' umana sostanzialmente immutata, almeno fino all'avvento delle realta' virtuali, tipiche dei giochi elettronici. Infine la rassegna ospita anche materiali provenienti dalle zone colpite dal sisma. 

 La mostra restera' aperta fino al 17 aprile prossimo.

05/12/16

Per la prima volta l'8 dicembre alla Basilica di Santa Maria in Montesanto "I vespri carmelitani", nel luogo dove Haendel li scrisse.





Haendel, la Basilica di Santa Maria in Montesanto ed i Vespri Carmelitani. 

C'è un “fil rouge” che lega un genio della musica come Haendel, la Basilica di Santa Maria in Montesanto, consacrata alla Vergine del Carmelo, ed i Vespri Carmelitani, festa mariana molto importante , in occasione della quale l’Ordine Carmelitano commissionava ai compositori più illustri dell’epoca le musiche per i Vespri Solenni da eseguirsi nell'attuale Basilica, conosciuta anche come Chiesa degli Artisti, nella festività più importante del Carmelo celebrata il 16 luglio.

Il “fil rouge” che intreccia la storia di un giovane e brillante “sassone” compositore di musica trasferitosi a Roma agli inizi del '700 che su commissione del cardinale Carlo Colonna, compose salmi, mottetti e antifone eseguiti in questa chiesa per il Vespro della Festa della Madonna del Carmelo è senz'altro intessuto dell'amore del popolo verso la Vergine Maria alla quale, secondo le ricerche storiche e musicologiche da parte di storici dell’Ordine Carmelitano come Padre Giovanni Grosso, e musicologi come il Prof. Della Libera ed il Prof. Kirkendale, veniva impetrata nelle Antifone Mariane una speciale “protezione” per il susseguirsi di terremoti che avevano devastato le regioni appenniniche del Lazio e dell’Abruzzo.


Oggi dunque è più che mai attuale l’esecuzione dei Vespri Carmelitani di Haendel: da un lato permette di “risentire” a livello collettivo la prospettiva e la complessità della vita barocca, dall’altro di cercare, nella e con la forza rituale della musica, di uscire dalla crisi esistenziale provocata dai grandi “terremoti” della natura.

Giovedì 8 dicembre alle ore 19.00 nella Basilica di Santa Maria in Montesanto sarà offerta a tutti la possibilità di partecipare all’ esecuzione moderna del capolavoro che Haendel compose per la comunità dei religiosi della Basilica di Santa Maria in Montesanto: il magistrale Dixit Dominus HWV 232. 

Un’opera costruita ricorrendo alle auliche norme del contrappunto ‘osservato’ unite alla modernità delle linee melodiche, delle sezioni concertante e dell’icasticità armonica. Accanto a questa icona del barocco si ponevano gli altri straordinari brani vocali-strumentali, tutti composti per la chiesa di Santa Maria in Montesanto. 

In basilica sarà esposto l’Antifonale del 1702 usato dai padri carmelitani per la preghiera dei Vespri che sicuramente Haendel ha consultato per la sua composizione.


Il concerto, che rientra negli eventi del Roma Festival Barocco, verrà eseguito da 5 eccelsi solisti (esclusivamente maschi sopranisti, come in uso nei Vespri di Haendel), i 16 cantori del Coro da Camera Italiano, e l’Orchestra barocca su strumenti originali di fama internazionale MUSICA ANTIQUA LATINA con la direzione del M° Giordano Antonelli.

ORCHESTRA BAROCCA
MUSICA ANTIQUA LATINA

SOPRANO I SOLISTA Paolo Lopez - SOPRANO II SOLISTA Antonio Giovannini - CONTRALTO SOLISTA Antonello Dorigo TENORE SOLISTA Riccardo Pisani - BASSO SOLISTA Mauro Borgioni
CORO DA CAMERA ITALIANO (CANTORI RIPIENISTI ) - 16 CANTORI
MAESTRO CANTORE GREGORIANISTA - M° Christian Almada
ORCHESTRA BAROCCA MUSICA ANTIQUA LATINA
4 VIOLINI PRIMI - Olivia Centurioni, Sara Meloni, Kasia Solecka, Alberto Tosi 3 VIOLINI SECONDI - Gabriele Politi, Alberto Caponi, Giacomo Venturoni 2 VIOLE - Gianfranco Russo, Emanuele Marcante 1 VIOLONCELLO - Adriano Ancarani 1 VIOLA DA GAMBA - Silvia de Maria 1 VIOLONE - Matteo Coticoni 1 ORGANO - Salvatore Carchiolo 2 TIORBE - Francesco Tomasi, Marco Restelli.

MUSICA ANTIQUA LATINA
L’orchestra barocca Musica Antiqua Latina e’ attiva sulla scena internazionale della musica antica, è stata ospite di numerosi Festival in tutta Europa, tra le quali la World Youth Orchestra Chamber Music Festival, Campus Internazionale di Latina, Goldberg Festival Danzica (Polonia) Notti d’Estate a Castel S.Angelo, Istituto Culturale Portoghese- Lisbona, Bologna International Process (Sala Nervi Vaticano), Festival Musica Reservata, Radio Vaticana, Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, Radio3-I concerti del Quirinale, Festival Divinamente, I Concerti nel Parco - Roma, Stagione Musicale Etnea, Festival Perla Baroku (Varsavia), IIC Istanbul, ARP Lazio, Roma Festival Barocco, SabirFest, Rai Radio 3 Suite, Innsbruck Festwochen.
Musica Antiqua Latina registra in esclusiva per SONY CLASSICAL.

GIORDANO ANTONELLI, DIRETTORE & VIOLONCELLISTA BAROCCO
Giordano Antonelli, violoncellista barocco di fama internazionale, e’ stato allievo del grande violoncellista russo Ivan Monighetti, e si è dedicato allo studio della prassi esecutiva nella musica antica e del violoncello barocco con Christophe Coin, presso la Schola Cantorum Basiliensis di Basilea. Dal 1998 al 2003 ha collaborato come violoncello solista dell’Orchestra Sinfonica di Granada (OCG, Spagna), realizzando registrazioni discografiche con Harmonia Mundi France, e tournèe concertistiche in Spagna, Francia, Germania, Belgio, Austria, USA. Giordano Antonelli ha ricoperto il ruolo di primo violoncello solista e continuista presso l’Orchestra del Theatre Royale La Monnaie – Bruxelles, Orquesta Ciudad de Granada, Orchestra Barocca di Sevilla, I Fiati di Parma, la Kammer Orchester Basel, Neues Orchester Basel, Orchestra Barocca di Granada, Prague Mozart Orchestra, Gustav Mahler Jugend Orchester (tutti); ha suonato come primo violoncello al fianco di direttori come C.Hogwood, G.van Waas, G.Carmignola, G.Antonini, B.Sargent, F.Brueggen, F.Biondi, K.Ono, P.Herreweghe, C.Abbado, G.Acciai.Il primo violoncello solista dei Berliner Philharmoniker, Ludwig Quandt, ha scritto: ‘Giordano Antonelli is one of the rare musicians, who are able to create links between active musicians and music scientists, as well as to build up and to lead ensembles who perform directly from the archieves’. Ha collaborato per diversi anni come violoncellista principale ne Il Giardino Armonico, e suona frequentemente il violoncello piccolo a 5 corde (P.A.Landolfi, Milano 1770 circa), largamente utilizzato nel XVII° e XVIII° secolo, per il quale ha realizzato un approfondito studio filologico e di repertorio. E’ fondatore e direttore dell’ensemble barocco Musica Antiqua Latina.

PAOLO LOPEZ, sopranista
Sarà il grande sopranista palermitano Paolo Lopez, dalla vocalità intensa, delicata ma anche corposa e vibrante, a restituire la vocalita’ sacra dei castrati utilizzata a Roma nel ‘700 da Haendel. Paolo Lopez svolge la sua attività con i più importanti direttori internazionali del repertorio barocco (Jordi Savall, William Christie, Fabio Biondi, Ottavio Dantone, Christophe Rousset, Diego Fasolis, Antonio Florio, Stefano Montanari, collaborando con Les Arts Florissants, Le Concert des Nations, Les Talens Lyriques, Accademia Bizantina, Europa Galante. Oltre che in Italia, svolge intensa attività concertistica in tutto il mondo (Cracovia, Vienna, Venezia, Nancy, Versailles).

03/12/16

Complessità del Buddhismo e semplificazioni occidentali.



Negli ultimi decenni si è assistito ad una diffusione del buddhismo in Occidente in una versione che l'Occidente - non so quanto consapevolmente o meno - ha notevolmente semplificato, rischiando di trasformare la teoria e la pratica millenaria del buddhismo in qualcosa di molto simile ad una disciplina new age

Addirittura ho sentito ripetere spesso che il buddhismo, rispetto al Cristianesimo, è molto più semplice (!) e immediato. Credo che ciò dipenda, come sempre, da una mancanza di approfondimento e di consapevolezza delle cose. 

Credo che questo breve passaggio del libro di Hervé Clerc, Le cose come sono (Adelphi edizioni, 2015), aiuti a rimettere un po' d'ordine. 

Se il nirvana è un'esperienza universale, il buddhismo è una creazione indiana. A immagine dell'India, delle sue città, la sua vegetazione, le etnie, le lingue, gli dèi, il suo miliardo di abitanti e altrettante contraddizioni, il buddhismo prolifera in modo anarchico in una giungla di sutra che nessuna tasca potrà mai interamente contenere. 

Il cristianesimo, religione del Verbo, si propaga grazie ai testi, il buddhismo malgrado i testi. 

In totale il Buddha avrebbe comunicato ai suoi discepoli 84.000 insegnamenti, afferma suo cugino Ananda, uomo dotato di una memoria fenomenale, che nessuno poteva guardare senza provare un immediato sentimento di gioia (Mahaparinirvana sutra). 

Questi insegnamenti sono contenuti o piuttosto arginati nei tre canoni. 

Il solo canone pali, nella dotta edizione della Pali Text Society, comprende 57 volumi, indici inclusi. 

Il canone tibetano Kangyur ne contiene un centinaio. 

Secondo Arthur F. Wright il canone cinese presenta da solo 74 volte la lunghezza della Bibbia. 

Nessuno quindi, conclude Clerc, può pretendere di possedere una conoscenza esaustiva di questo continente.

02/12/16

Finisce all'asta la pistola con cui Verlaine sparò a Rimbaud, venduta per mezzo milione di Euro!


La pistola più famosa nella storia della letteratura francese, il revolver con cui Paul Verlaine cercò di uccidere l'amante e collega poeta Arthur Rimbaud, è stata venduta per 434.500 euro a un'asta a Parigi.

Il prezzo per questa 7 millimetri a sei colpi è stato sette volte superiore alle stime, ha annunciato la casa d'aste Christie's. 

Verlaine acquistò l'arma a Bruxelles la mattina del 10 luglio 1873, determinato a mettere fine alla sua relazione, che andava avanti da due anni, con il ragazzo 19enne.

Il 29enne poeta abbandonò la moglie e il figlio per Rimbaud, che sarebbe in seguito diventato il simbolo della gioventù ribelle, idolatrata dai cantanti degli anni Sessanta come Jim Morrison. 

Ma dopo un periodo trascorso a Londra, caratterizzato da oppio e abuso di alcol, che avrebbe ispirato "Una stagione all'inferno" di Rimbaud, Verlaine decise di tornare dalla moglie

Fuggì nella capitale belga per stare lontano da Rimbaud, che però lo seguì

In una stanza d'albergo nel pomeriggio, dopo litigi, grida e alcol a fiumi - secondo la versione di Rimbaud - Verlaine tirò fuori la pistola

"Ecco come ti insegnerò come andartene!", urlò prima di sparare a Rimbaud. Un proiettile lo colpì al polso, l'altro centrò il muro prima di rimbalzare verso il camino. Rimbaud però rimase fedele all'amante. Bendato in un ospedale pregò di nuovo l'autore di "Poemi saturnini" di non lasciarlo. 

Verlaine - che sarebbe stato tormentato da problemi di droga e alcolismo per tutta la vita - tirò fuori ancora una volta la pistola e lo minacciò in strada. 

Fu arrestato da un poliziotto che passava per strada e condannato a due anni di lavori forzati in carcere dove - ancora una volta per il disappunto di Rimbaud - si sarebbe convertito al cattolicesimo. 

 In carcere scrisse 32 poemi che sarebbero in seguito stati pubblicati nelle sue più famose raccolte, "Saggezza", "Allora e ora" e "Invecttive". 

La pistola fu confiscata e finì nelle mani di un privato, secondo Christie's.


Verlaine e Rimbaud